FANTASTICHERIA VERGA TESTO PDF

Sicchй tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Perт il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non piщ; e in coscienza erano anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorchй se lo trovavano a tiro. Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico. Insomma lo tenevano addirittura per caritа e perchй mastro Misciu, suo padre, era morto in quella stessa cava.

Author:Zulujind Mejora
Country:Tanzania
Language:English (Spanish)
Genre:Finance
Published (Last):4 September 2016
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Sicchй tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Perт il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non piщ; e in coscienza erano anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorchй se lo trovavano a tiro.

Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico. Insomma lo tenevano addirittura per caritа e perchй mastro Misciu, suo padre, era morto in quella stessa cava. Invece mastro Misciu sterrava da tre giorni, e ne avanzava ancora per la mezza giornata del lunedм. Ei, povero diavolaccio, lasciava dire, e si contentava di buscarsi il pane colle sue braccia, invece di menarle addosso ai compagni, e attaccar brighe.

Invece nemmen suo padre ci morм, nel suo letto, tuttochй fosse una buona bestia. Questo pel vino! Questo per la gonnella di Nunziata! Fuori della cava il cielo formicolava di stelle, e laggiщ la lanterna fumava e girava al pari di un arcolaio.

Il grosso pilastro rosso, sventrato a colpi di zappa, contorcevasi e si piegava in arco, come se avesse il mal di pancia, e dicesse ohi! Malpelo andava sgomberando il terreno, e metteva al sicuro il piccone, il sacco vuoto ed il fiasco del vino. Il padre, che gli voleva bene, poveretto, andava dicendogli: - Tirati in lа! Malpelo, che si era voltato a riporre i ferri nel corbello, udм un tonfo sordo, come fa la rena traditora allorchй fa pancia e si sventra tutta in una volta, ed il lume si spense.

Altro che quaranta carra! Lo sciancato disse che a sgomberare il sotterraneo ci voleva almeno una settimana. Della rena ne era caduta una montagna, tutta fina e ben bruciata dalla lava, che si sarebbe impastata colle mani, e dovea prendere il doppio di calce. Nessuno badava al ragazzo che si graffiava la faccia ed urlava, come una bestia davvero.

Di dove и saltato fuori, adesso? Poi quando vollero toglierlo di lа fu un affar serio; non potendo piщ graffiare, mordeva come un cane arrabbiato, e dovettero afferrarlo pei capelli, per tirarlo via a viva forza.

Perт infine tornт alla cava dopo qualche giorno, quando sua madre piagnucolando ve lo condusse per mano; giacchй, alle volte, il pane che si mangia non si puт andare a cercarlo di qua e di lа.

Lui non volle piщ allontanarsi da quella galleria, e sterrava con accanimento, quasi ogni corbello di rena lo levasse di sul petto a suo padre. In quei giorni era piщ tristo e cattivo del solito, talmente che non mangiava quasi, e il pane lo buttava al cane, quasi non fosse grazia di Dio. Il cane gli voleva bene, perchй i cani non guardano altro che la mano che gli dа il pane, e le botte, magari.

Sapendo che era malpelo, ei si acconciava ad esserlo il peggio che fosse possibile, e se accadeva una disgrazia, o che un operaio smarriva i ferri, o che un asino si rompeva una gamba, o che crollava un tratto di galleria, si sapeva sempre che era stato lui; e infatti ei si pigliava le busse senza protestare, proprio come se le pigliano gli asini che curvano la schiena, ma seguitano a fare a modo loro.

E quando era solo borbottava: - Anche con me fanno cosм! Malpelo gliene dava anche del suo, per prendersi il gusto di tiranneggiarlo, dicevano. Infatti egli lo tormentava in cento modi. Bestia sei! Oppure: - Se ti accade di dar delle busse, procura di darle piщ forte che puoi; cosм gli altri ti terranno da conto, e ne avrai tanti di meno addosso -. Mio padre la batteva sempre, ed egli non batteva altro che la rena, perciт lo chiamavano Bestia, e la rena se lo mangiт a tradimento, perchй era piщ forte di lui -.

Ogni volta che a Ranocchio toccava un lavoro troppo pesante, e il ragazzo piagnucolava a guisa di una femminuccia, Malpelo lo picchiava sul dorso, e lo sgridava: - Taci, pulcino! Oppure gli dava la sua mezza cipolla, e si contentava di mangiarsi il pane asciutto, e si stringeva nelle spalle, aggiungendo: - Io ci sono avvezzo -. Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto, a vedersi ingiuriato e beffato da tutti, a dormire sui sassi colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro; anche a digiunare era avvezzo, allorchй il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra.

Non si lamentava perт, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo: perciт ei si pigliava sempre i castighi, anche quando il colpevole non era stato lui. Giа se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava mai: per altro sarebbe stato inutile. E qualche volta, come Ranocchio spaventato lo scongiurava piangendo di dire la veritа, e di scolparsi, ei ripeteva: - A che giova? Sono malpelo!

Il certo era che nemmeno sua madre aveva avuta mai una carezza da lui, e quindi non gliene faceva mai. Per questo, la domenica, in cui tutti gli altri ragazzi del vicinato si mettevano la camicia pulita per andare a messa o per ruzzare nel cortile, ei sembrava non avesse altro spasso che di andar randagio per le vie degli orti, a dar la caccia alle lucertole e alle altre povere bestie che non gli avevano fatto nulla, oppure a sforacchiare le siepi dei fichidindia.

Per altro le beffe e le sassate degli altri fanciulli non gli piacevano. La vedova di mastro Misciu era disperata di aver per figlio quel malarnese, come dicevano tutti, ed egli era ridotto veramente come quei cani, che a furia di buscarsi dei calci e delle sassate da questo e da quello, finiscono col mettersi la coda fra le gambe e scappare alla prima anima viva che vedono, e diventano affamati, spelati e selvatici come lupi.

Sono asini vecchi, и vero, comprati dodici o tredici lire, quando stanno per portarli alla Plaja, a strangolarli; ma pel lavoro che hanno da fare laggiщ sono ancora buoni; e Malpelo, certo, non valeva di piщ; se veniva fuori dalla cava il sabato sera, era perchй aveva anche le mani per aiutarsi colla fune, e doveva andare a portare a sua madre la paga della settimana.

Ma quello era stato il mestiere di suo padre, e in quel mestiere era nato lui. E pensando a tutto ciт, narrava a Ranocchio del pilastro che era caduto addosso al genitore, e dava ancora della rena fina e bruciata che il carrettiere veniva a caricare colla pipa in bocca, e dondolandosi sulle stanghe, e gli diceva che quando avrebbero finito di sterrare si sarebbe trovato il cadavere del babbo, il quale doveva avere dei calzoni di fustagno quasi nuovi. Ranocchio aveva paura, ma egli no.

Ei pensava che era stato sempre lа, da bambino, e aveva sempre visto quel buco nero, che si sprofondava sotterra, dove il padre soleva condurlo per mano. Dacchй poi fu trovata quella scarpa, Malpelo fu colto da tal paura di veder comparire fra la rena anche il piede nudo del babbo, che non volle mai piщ darvi un colpo di zappa, gliela dessero a lui sul capo, la zappa.

Egli andт a lavorare in un altro punto della galleria, e non volle piщ tornare da quelle parti. Due o tre giorni dopo scopersero infatti il cadavere di mastro Misciu, coi calzoni indosso, e steso bocconi che sembrava imbalsamato. Perт non dissero nulla al ragazzo, per la ragione che lo sapevano maligno e vendicativo.

Il carrettiere si portт via il cadavere di mastro Misciu al modo istesso che caricava la rena caduta e gli asini morti, chй stavolta, oltre al lezzo del carcame, trattavasi di un compagno, e di carne battezzata. La vedova rimpiccolм i calzoni e la camicia, e li adattт a Malpelo, il quale cosм fu vestito quasi a nuovo per la prima volta.

Solo le scarpe furono messe in serbo per quando ei fosse cresciuto, giacchй rimpiccolire le scarpe non si potevano, e il fidanzato della sorella non le aveva volute le scarpe del morto. Malpelo se li lisciava sulle gambe, quei calzoni di fustagno quasi nuovi, gli pareva che fossero dolci e lisci come le mani del babbo, che solevano accarezzargli i capelli, quantunque fossero cosм ruvide e callose.

Ei possedeva delle idee strane, Malpelo! Suo padre li aveva resi cosм lisci e lucenti nel manico colle sue mani, ed ei non avrebbe potuto farsene degli altri piщ lisci e lucenti di quelli, se ci avesse lavorato cento e poi cento anni. I cani scappavano guaendo, come comparivano i ragazzi, e si aggiravano ustolando sui greppi dirimpetto, ma il Rosso non lasciava che Ranocchio li scacciasse a sassate.

Non ha paura perchй ha piщ fame degli altri. Gliele vedi quelle costole al grigio? Adesso non soffre piщ -. Ma ora gli occhi se li mangiano i cani, ed esso se ne ride dei colpi e delle guidalesche, con quella bocca spolpata e tutta denti.

Ma se non fosse mai nato sarebbe stato meglio -. La sciara si stendeva malinconica e deserta, fin dove giungeva la vista, e saliva e scendeva in picchi e burroni, nera e rugosa, senza un grillo che vi trillasse, o un uccello che venisse a cantarci. Non si udiva nulla, nemmeno i colpi di piccone di coloro che lavoravano sotterra.

Ma io sono Malpelo, e se non torno piщ, nessuno mi cercherа -. La civetta strideva sulla sciara, e ramingava di qua e di lа; ei pensava: - Anche la civetta sente i morti che son qua sotterra, e si dispera perchй non puт andare a trovarli -. Ma adesso che ti tocca a viver sotterra, come i topi, non bisogna piщ aver paura dei topi, nй dei pipistrelli, che son topi vecchi con le ali; quelli ci stanno volentieri in compagnia dei morti -.

Allora Malpelo si grattava il capo, e sorridendo gli faceva un certo verso da monellaccio malizioso che la sa lunga. Invece и lа sotto, ed hanno persino trovato i ferri, le scarpe e questi calzoni qui che ho indosso io -. Un operaio disse che quel ragazzo non ne avrebbe fatto osso duro a quel mestiere, e che per lavorare in una miniera, senza lasciarvi la pelle, bisognava nascervi.

Ei si caricava Ranocchio sulle spalle, e gli faceva animo alla sua maniera, sgridandolo e picchiandolo. Non mi ha fatto nulla! E ha picchiato piщ forte di me, ti giuro! Allora Malpelo prese dei soldi della paga della settimana, per comperargli del vino e della minestra calda, e gli diede i suoi calzoni quasi nuovi, che lo coprivano meglio.

Se devi soffrire a quel modo, и meglio che tu crepi! Finalmente un lunedм Ranocchio non venne piщ alla cava, e il padrone se ne lavт le mani, perchй allo stato in cui era ridotto oramai era piщ di impiccio che altro. Malpelo si informт dove stesse di casa, e il sabato andт a trovarlo. Il povero Ranocchio era piщ di lа che di qua; sua madre piangeva e si disperava come se il figliuolo fosse di quelli che guadagnano dieci lire la settimana.

Cotesto non arrivava a comprenderlo Malpelo, e domandт a Ranocchio perchй sua madre strillasse a quel modo, mentre che da due mesi ei non guadagnava nemmeno quel che si mangiava. Egli invece era stato sano e robusto, ed era malpelo, e sua madre non aveva mai pianto per lui, perchй non aveva mai avuto timore di perderlo. Poco dopo, alla cava dissero che Ranocchio era morto, ed ei pensт che la civetta adesso strideva anche per lui la notte, e tornт a visitare le ossa spolpate del grigio, nel burrone dove solevano andare insieme con Ranocchio.

Ora del grigio non rimanevano piщ che le ossa sgangherate, ed anche di Ranocchio sarebbe stato cosм. Gli altri operai dicevano fra di loro che era scappato dalla prigione, e se lo pigliavano ce lo tornavano a chiudere per anni ed anni.

Dopo poche settimane perт il fuggitivo dichiarт chiaro e tondo che era stanco di quella vitaccia da talpa, e piuttosto si contentava di stare in galera tutta la vita, chй la prigione, in confronto, era un paradiso, e preferiva tornarci coi suoi piedi.

Allora, nel partire, si risovvenne del minatore, il quale si era smarrito, da anni ed anni, e cammina e cammina ancora al buio, gridando aiuto, senza che nessuno possa udirlo.

Ma non disse nulla. Del resto a che sarebbe giovato? Prese gli arnesi di suo padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco col pane, il fiasco del vino, e se ne andт: nй piщ si seppe nulla di lui.

Cosм si persero persin le ossa di Malpelo, e i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui nel sotterraneo, chй hanno paura di vederselo comparire dinanzi, coi capelli rossi e gli occhiacci grigi.

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Verga, "Fantasticheria": riassunto e commento

Che cosa avveniva nella vostra testolina allora, di faccia al sole nascente? Gli domandaste forse in qual altro emisfero vi avrebbe ritrovata fra un mese? Diceste soltanto ingenuamente: - Non capisco come si possa vivere qui tutta la vita -. И una cosa singolare; ma forse non и male che sia cosм - per voi, e per tutti gli altri come voi.

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Talrajas After two days however, he has to return to the mine. In famtasticheria, with that head as keen as a diamond he had got together all the property, whereas previously he had to work from morning till night hoeing, pruning, mowing, in the sun and rain and wind, with no shoes to his feet, and not a rag of a cloak to his back; so that everybody remembered the days when they used to give him kicks in the backside, and now they called him Excellencyand spoke to him cap in hand. If I leave you this young sow I lose my own daily bread. Withoutabox Submit to Film Festivals. See what a poor sight he is! Then the first time he saw all those people stuffed into the big cars that were leaving the station, he [Pg 76] seemed to understand.

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